domenica 4 aprile 2010

jatevenne !!!

..Non delegare per la salute e il futuro dei tuoi figli, eleggiti cittadino attivo, domani potrai avere dei rimorsi che non ti permetteranno di guardarli negli occhi.
Non permettere di portare morte e devastazione a casa tua.
Le discariche e gli inceneritori servono solo a coprire il malaffare, le alternative c'erano e ci sono ma il mondo produce scorie di ogni genere e servono fossi, cave, dove poterle nascondere , mimetizzarle e sotterrarle insieme al tal quale.
Continuare a chiudere gli occhi ci portera' ad una morte lenta , oggi i rifiuti e vedrai domani pure il nucleare ci regaleranno, bisogna fermare questo scempio scellerato.
basta festini e baccanali, corruzione e clientele.
Voi che avete trasformato la democrazia in una nuova monarchia ci siete sempre Voi che siete diventati il tumore maligno di questa societa'
Via...tutti a casa...sia a dx che a sx...JATEVENNE!!

giovedì 23 luglio 2009

Tremonti dice “Chi ha pensato al Partito del Sud ha ignorato fatti di antropologia e di costume” lui e tutti loro ci reputano degli incapaci

SIAMO STANCHI DI SENTIRE QUESTE FRASI
DOV'E' LA RISPOSTA DEI POLITICI MERIDIONALI ? LA RISPOSTA ALLE VOSTRE PROMESSE AL MOMENTO DEL VOTO DI DESTRA O DI SINISTRA ?

ORA BASTA !! E' GIUNTA L'ORA.

BISOGNA CONTARE ED INSISTERE SOLO SULLA NOSTRA CAPACITA' E CAPARBIETA' DI AGGREGAZIONE PER GRIDARE BASTA.
CON IL NOSTRO VOTO ABBIAMO FINO AD OGGI DELEGATO POLITICI CHE HANNO CREATO SOLO IL LORO FUTURO E QUELLO DEL POPOLO DEL NORD AFFOSSANDO SEMPRE DI PIU' IL MERIDIONE.
CON LA CRISI GLOBALE CHE STIAMO VIVENDO IL NORD UNITO E COMPATTO E BEN RAPPRESENTATO STA E FARA' DI TUTTO PER SFRUTTARE TUTTE LE RISORSE POSSIBILI PER SUPERARE QUESTO DIFFICILE MOMENTO.
QUALE SARA' IL NOSTRO FUTURO?
CHI HA DIMOSTRATO NEI FATTI FINO AD OGGI DI RAPPRESENTARE DEGNAMENTE IL POPOLO MERIDIONALE?
SE TIENI AL FUTURO TUO E A QUELLO DEI TUOI FIGLI, SE TIENI ALLA TUA CIVILTA' STORICA, SE TIENI ALLA TUA TERRA,
NON VOTARE, NON DELEGARE PIU' CHI TI HA BARATTATO, ATTENTO AI VECCHI POLITICI PRONTI A RICICLARSI , FRATELLO DI DESTRA E DI SINISTRA SCENDI TU IN CAMPO SOTTO UN UNICA NOBILE BANDIERA " SUD "


Pietro Avino

La questione sudnordista

La questione del Partito del Sud è cosa troppo seria per poterla liquidare con giudizi tanto rapidi quanto insulsi o alimentarla con iniziative un po’ folcloristiche. La crisi del Mezzogiorno è, infatti, grave e pericolosa e deve preoccupare tutti, a cominciare dalle aree forti del Centro-Nord la cui crescita senza l’apporto del Mezzogiorno sarà sempre modesta. Non è un caso che l’arretramento del Sud degli ultimi 14 anni si colloca nel quadro di debolezza dell’intero Paese diventato, dal 1995 in poi, la cenerentola d’Europa per tasso di crescita e di produttività del lavoro. Nel ’95 le otto regioni meridionali nella classifica delle regioni europee erano tra il 112° posto e il 192°. Dieci anni dopo erano tra il 165° e il 200° posto. Nel periodo 2001-2007 l’economia meridionale è cresciuta dello 0,6% mentre quella del Centro-Nord dell’1,2%. Il reddito pro-capite del Sud rispetto al Centro-Nord che nel ’91 era del 59,7% è oggi al 58,6%, dopo essere precipitato nel periodo ’94-99 al 55%. Il recupero di questi ultimi anni è per buona parte legato alla ripresa di un forte flusso migratorio verso il Nord. Il pensiero economico debole di questi ultimi 15 anni ha sempre di più parlato di una questione settentrionale che oggettivamente c’era ma ritenendola, nei fatti, contrapposta alla questione meridionale. Errore politico grave, perché negli ultimi 3 lustri è l’intero Paese ad essersi indebolito. Valga per tutti l’indicatore della spesa pubblica per investimenti, che nel ’90 era del 3,2% del Pil ed è passata al 2,1% nel ’95, al 2,3% nel 2000 e al 2,2% nel 2008. Quindici miliardi di euro di investimenti in meno per 14 anni. E, conseguentemente, il divario infrastrutturale tra l’Italia e l’Europa è triplicato negli ultimi due lustri e addirittura quintuplicato se si considerano le otto regioni meridionali. Da questo quadro, dunque, emerge un’esigenza nazionale di riprendere un processo di sviluppo con tassi di crescita totalmente diversi dal recente passato e le due questioni, quella settentrionale e quella meridionale, sono due facce della stessa medaglia. Detto questo, sul piano economico resta, però, la questione politica. Il dualismo economico, infatti, si è lentamente trasformato negli ultimi 17 anni in un dualismo politico. Il crescente peso elettorale di una forza politica presente solo nelle regioni del Nord, la Lega, e la oggettiva crisi dei partiti nazionali ha da un lato irrobustito nel Nord tutti i centri di potere politico, economico e mediatico e dall’altro ha alimentato quel disagio meridionale e quel senso di abbandono che oggi emerge da ogni parte. C’è dunque un doppio rischio. Quello dell’arroganza e della derisione da parte della rappresentanza politica del Centro-Nord da un lato e quello della estemporaneità di alcune iniziative di parlamentari meridionali. Non ce ne vogliano alcuni deputati meridionali, tra cui autorevoli rappresentanti del governo, ma che significa riunirsi a Sorrento e tacere nelle aule parlamentari o nel Consiglio dei ministri? Chi vuole sostenere la giusta causa di un Mezzogiorno alla deriva non può che farlo nelle sedi opportune con un respiro di responsabilità nazionale e altrettanto, naturalmente, si chiede alla Lega e a chiunque altro se ne voglia far carico. Utilizzare circa 20 miliardi di euro dei fondi per le aree sottoutilizzate per coprire il mancato gettito dell’Ici o l’incremento degli ammortizzatori sociali non è solo un problema del Mezzogiorno dal momento che si trasforma in una ulteriore riduzione della spesa per investimenti e in una crescita di quella corrente. Se questo è vero il rilancio di una nuova politica meridionalistica deve cominciare, però, dalla riforma del sistema politico che nel Mezzogiorno non seleziona più classe dirigente all’altezza dei bisogni e da una riforma della macchina amministrativa, oltre che da un’offensiva culturale capace di battere l’antico, diffuso convincimento meridionale di uno Stato lontano e patrigno. È questa la porta attraverso la quale passa e cresce la criminalità organizzata e la sua tracimazione nell’economia reale. Qualunque obiettivo programmatico per giusto che sia se non è guidato da questa offensiva politica e culturale della classe dirigente del Sud avrà vita breve e insignificante. In queste condizioni la responsabilità di evitare smottamenti politici resta tutta nei partiti nazionali nella speranza che nelle aule parlamentari e nello stesso governo si abbia il coraggio di porre con serenità e con determinazione l’esigenza di sviluppo delle aree meridionali come contributo ad una più robusta crescita dell’intera economia italiana.

pietro avino

Lega Nord. E Lega Sud?

Alessandra Valentini
2/07/09
Lega Nord. E Lega Sud?
Di nuovo una interessante puntata di Nove in Punto La versione di Oscar su Radio 24 del 21 Luglio. Tema: Il Partito del sud . Ospiti la ùSnatrice Poli Bortone, l’on. Gianfranco Miccichè ed il Prof. Luca Ricolfi il quale su La Stampa del 18 Luglio aveva scritto un interessante articolo: Nordisti e Sudisti d'Italia. Non meno interessanti le parole del Prof. Giuseppe Berta su ‘Una nuova questione meridionale’ scritta all’indomani della pubblicazione del rapporto Svimez 2009 (qui una sintesi) e dei titoloni ‘700.000 emigrati dal Sud in 10 anni’.
L’angolazione dei parlamentari presenti, entrambi del PdL è stata quella di raffigurare un mezzogiorno che pur con tutte le sue deficienze purtuttavia sta progredendo come mostra la regione Puglia con le sue eccellenze dimostra o la Regione Sicilia. Entrambi hanno portato a comprova il fatto che, a differenza che 10 anni fa, tutti i fondi europei vengono impegnati e spesi.Ed entrambi hanno lamentato, mi sembra, un eccessivo prevalere della questione settentrionale patrocinata dalla lega e sostenuta dal ministro tremonti.
Voglio assentire su tutto. Ma dissentire sulla logica di approccio al problema. Ad esempio aver speso tutti i fondi europei, va benissimo. Ma come e con quali procedure sono stati spesi? Con quali verificabili ricadute sul contesto territoriale e socio economico? Ed altrettanto valga per la spesa pubblica a prescindere dall’entità dei fondi. Se non si riconosce con chiarezza che la logica di esercizio dell’attività politica va radicalmente cambiata continueremo a discutere invano. E’ sui meccanismi di formazione del consenso che bisogna mettere le mani. A cosa servono i punti di eccellenza se le relazioni della Corte dei Conti sono tanto palesemente e duramente critiche? A cosa è mai dovuto il depauperamento del capitale umano che l’emigrazione massiccia e crescente dimostra? Quando si deciderà di rescindere per davvero e compiutamente il meccanismo di collusione mafiosa che pare presiedere alla gestione di appalti e spesa pubblica?
Un rilievo mostra anche l’approccio più propriamente politico della rappresentanza degli interessi. La tendenza manifestata più fortemente nel centrodestra ad un ipotetico partito del Sud, mi pare risponda alla logica di riequilibrare il peso che la Lega va assumendo sia elettoralmente che quale supporto al presidente del consiglio. Se, e sottolineo se, siamo una nazione bisognerebbe rammentare, che ogni parlamentare che per dettato costituzionale rappresenta la nazione e senza vincolo di mandato. Ma questo è divenuto un inutile orpello. Per come stanno le cose, approcciare la questione italiana come sommatoria di due interessi che sarebbero contrapposti inevitabilmente, visto che la cassa è una, trovo sia fortemente limitante ed inefficace. In linea di principio, a chi accusa con qualche ragione il Sud di spreco ed inefficienza, forse sarebbe utile ricordare che alle mammelle di mamma Stato si sono attaccati per motivi diversi tutti. Nord compreso. Dimenticarsi o fingere di scordarsi la questioncella delle quote latte denota una memoria davvero troppo corta. E se non bastasse, sarebbe interessante ed istruttivo analizzare la destinazione geografica finale dei quattrini investiti nel mezzogiorno. E lo dico non polemicamente ma solo per dimostrare i legami economici e funzionali Nord-Sud, talmente fitti, interrelati che mi pare insensato viverli antagonisticamente in una futura disputa tra lega per il nord e lega meridionale per il sud. La stanza di compensazione istituzionale c’è e di sarà ed è costituita da governo e parlamento. Che da decenni se ne sono dimenticati approfittando della ‘distrazione’ della rappresentanza parlamentare meridionale e non.
E’ vero che le differenze tra le due macro-aree sono molto grandi e si sono andate di nuovo ampliando ma sfido chiunque a dimostrare che operare per lo sviluppo del sud non sarebbe assai proficuo per l’intero paese. Aggiungo che sotto un profilo meramente economico, se si fosse ben operato, l’Italia avrebbe un’economia diversificata e meno esposta a crisi con un nord più marcatamente industriale ed un sud forte nell’agricoltura, e nei ricchi e moderni settori del turismo, del turismo culturale senza dimenticare la posizione geografica di ponte naturale per l’Africa e l’oriente.
In ogni caso, da Pantelleria a Tarvisio, da Santa Maria di Leuca ad Aosta ci sarebbe un infinito bisogno di riforme di liberalizzazione quale motore potente per far finalmente emergere le energie e le potenzialità presenti in tutto il paese. E’ inutile far per l’ennesima volta elenchi lunghissimi. Peccato che ancora una volta si va in direzione di corporativismi, di settorialità che forse saranno utili a molti sederi bramosi di poltrone ma ancora una volta saranno il danno del paese.

Pietro Avino

Niente fondi al Sud, l’Mpa scrive a Berlusconi

22 July 2009 da: Daniele
Lombardo, «Partito del Sud momento di ribellione per tutto il Mezzogiorno»
Dopo la bufera della giunta siciliana, dopo le elezioni europee e la rinnovata pace tra Mpa e Berlusconi, il partito di Lombardo è di nuovo sul piede di guerra
In una lettera inviata al premier Silvio Berlusconi dai parlamentari del Mpa, Carmelo Lo Monte e Giovanni Pistorio, i due esponenti del partito di Raffaele Lombardo spiegano che «da questo momento, assumeremo una diversa impostazione della nostra attività parlamentare valutando le nostre posizioni esclusivamente sulla base del merito dei provvedimenti e della coerenza di questi con quel patto per il Sud contenuto nel Programma di governo».
Il nodo del contendere sono i fondi destinati al Sud ed al suo sviluppo. Il programma di Berlusconi, si legge nella lettera, «prevedeva l’attuazione di un patto per il Sud basato sullo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno, a partire da un serio piano per le infrastrutture». Questo impegno «ad oggi non è stato mantenuto ed, anzi, è stata operata una scelta significativa di drenaggio dei fondi vincolati per il Sud verso obiettivi di spesa che hanno privilegiato sostanzialmente i territori del centronord». Quindi il sostegno all’attuale maggioranza verrà dato volta per volta, nessuna concessione.
Lombardo non ci sta, chiede i soldi e rilancia il Partito del Sud: «non ci hanno ancora dato i 4 miliardi del Fas e hanno lasciato anche il Ponte in stand by. E poi vogliono sostenere che il Partito del Sud è un parto di fantasia, mentre rappresenta un momento di ribellione di tutto il Mezzogiorno».
La presa di posizione dell’Mpa fa infuriare il ministro Calderoli, «siccome loro vogliono solo più risorse, e al di fuori di ogni concertazione nazionale, dimostreranno che abbiamo ragione noi. La Lega ha fatto la sua parte. Abbiamo detto sì al ponte sullo Stretto, perché nello stesso tempo portavamo a casa la Pedemontana e la Brebemi al Nord. E’ chiaro che se la richiesta che sale dal Sud va verso vecchie forme di assistenzialismo, noi non siamo disposti a scucire neppure un euro».
Per Berlusconi un’altra “patata bollente”.


Pietro Avino

«In Italia punte di razzismo anti-Sud Intese trasversali per difenderlo»

Antonio Bassolino
«Non ho mai parlato di parti­to del Sud. Sarebbe sbagliata un’ammuc­chiata che va da Micciché a Vendola». Per Antonio Bassolino, presidente della Regio­ne Campania, c’è «un malessere profondo nel Sud» al quale va data una risposta. E quella risposta «va data oltre i partiti tradi­zionali » .
Malessere del Sud, dice lei. Eppure da mesi al centro del dibattito c’è la questio­ne settentrionale.
«È vero. Ma il malessere è profondo, guai a non vederlo. Colpisce il silenzio im­pressionante seguito, a destra e a sinistra, all’articolo sul Corriere di un osservatore fuori dal coro come Giuseppe De Rita. La questione meridionale è tornata a essere un problema politico».
Perché questo malessere?
«Se il Nord arranca, Il Mezzogiorno è qua­si fermo. C’è un clima insopportabile nel Pa­ese, con punte di razzismo: ogni cosa che si fa al Nord è giusta, tutto ciò che si fa nel Meridione è sbagliato».
Pesano decenni di assistenzialismo pa­gato dal Nord e sfruttato politicamente dalla Lega.
«Capisco che i più ricchi e forti hanno sempre ragione e che la storia la scrivono loro. Ma c’è un limite, che è stato superato. Sulle risorse è in atto una redistribuzione al rovescio: si dirottano risorse che spettano al Mezzogiorno verso altre aree del Paese».
Per esempio?
«Il Parlamento ha approvato un atto con il quale si afferma il dovere di investire nel Mezzogiorno il 45 per cento della spesa in conto capitale: bene, siamo al 36, nove pun­ti in meno. È un fatto enorme che non può essere nascosto. Così come il fatto che le ri­sorse europee siano ormai sostitutive e non aggiuntive di quelle nazionali».
Di fronte a questo malessere, Lombar­do, Micciché e altri avanzano l’ipotesi di un «partito del Sud».
«Io non ne ho mai parlato. Credo però che tra questo partito che non ci sarà e la situazione attuale, di immobilità, ci sia di mezzo il mare. E quando c’è il mare bisogna saper nuotare».
Fuor di metafora?
«C’è una dimensione istituzionale, innan­zitutto. Che vede lavorare insieme i gover­natori del Sud, al di là degli schieramenti. È sacrosanto: serve un coordinamento più ef­ficace e periodico. Poi c’è un problema di sottovalutazione della questione del Sud, che riguarda ogni grande forza nazionale».
Anche il Pd?
«Il Pd, il Pdl, i sindacati. A volte si sostie­ne che la risposta si trova dentro il partito. Non è così, questa è propaganda. Bisogna andare oltre».
E in Parlamento?
«Pur nella limpida distinzione tra mag­gioranza e opposizione, su alcuni grandi obiettivi è giusto ricercare intese. I parla­mentari del Sud devono cercare forme di convergenza. Penso a grandi progetti come la Napoli-Bari».
E poi?
«Sto lavorando alla nascita di una fonda­zione che vada oltre il Pd. Serve un movi­mento politico-culturale di ispirazione mo­derna che dialoghi con le forze migliori del Nord e scardini il messaggio monotematico secondo il quale il Sud è il male. Bisogna rompere gli steccati».
E il Pd? Quale segretario a ottobre?
«Io voto Bersani. È in grado di unire, per la sua storia, le esperienze degli amministra­tori locali con la sfida del governo naziona­le. Poi occorre rilanciare una politica delle alleanze: da soli o con l’Idv non si va da nes­suna parte. Inoltre sono d’accordo con Ber­sani sulla forma partito».
Si torna al partito pesante?
«Credo si debba uscire dalla contrapposi­zione sterile tra partito delle tessere e parti­to delle primarie. Serve un partito, che anco­ra non c’è. E in un partito organizzato c’è posto sia per le tessere sia per le primarie, che vanno regolamentate».
A Napoli c’è un boom sospetto di tesse­re.
«Io sono abituato a farmi eleggere dai cit­tadini, è già successo quattro volte. Non mi occupo di tessere. Ma il commissario Mo­rando ha più volte sottolineato la regolarità del tesseramento. In queste ore si fanno i conti: si vedranno le regioni nelle quali il tesseramento è alto e quelle nelle quali è scarsissimo. Anche in questo caso è un pro­blema » .
Si parla di rinnovamento: qualcuno fa riferimento anche a lei.
«Serve un rinnovamento, che non è solo un fatto anagrafico. È indubbio che di giova­ni nel Pd ce ne sono pochi. Però se il rinno­vamento si traduce con ‘io ti rinnovo’, lo trovo discutibile».
Consulenze d’oro, i pm hanno chiesto il suo rinvio a giudizio come commissario straordinario sui rifiuti.
«La richiesta riguarda la liquidazione di due fatture professionali che i due pm riten­gono sia avvenuta in violazione delle tariffe professionali. Ora: io ho firmato sulla base di un lavoro istruttorio degli uffici, che ac­certano la regolarità formale e sostanziale delle prestazioni e delle fatture emesse. Io ho il massimo rispetto dell’inchiesta. Se si dovesse accertare che i rilievi del pm sono fondati, vorrà dire che sono stato vittima di un errore degli uffici».

Pietro Avino

Il Partito (o la Lega) del Sud.

Ci vuole. E' un chiarimento nella politica italiana.
Qualcuno parlerà di mafia, di intrangheta o di camorra.
E perchè al Nord, sono tutti angioletti?
Non è possibile che il Sud continui a fare da mosca cocchiera ai partiti. La mafia c'è soprattutto nei partiti.
Un forte partito del Sud metterà in crisi i partiti. Meglio così.
L'Italia, se vuole diventare veramente federalista, dovrà essere divisa in tre macro regioni.
Prima cosa da fare, l'abolizione delle Province e l'assurbimento delle regioni in tre macro regioni.
Chi è contro il partito (o Lega) del sud, è contro la storia.
Se c'è una Lega del Nord, non vedo perchè quelli del Sud devono stare con le mani in mano.
posted by Giorgio Giannelli 12:42 PM
1 Comments:
Antonio Pagano said...
altro che abolizione delle Province! il Sud deve ritornare indipendente! Fuori dalle terre del Sud i lanzichenecchi piemontesi che nel 1860 hanno ammazzato e rubato (e continuano ancora)

PARTITO DEL SUD: GASPARRI, CHI LO VUOLE LO FONDI

(AGI) - Roma, 22 lug. - “Grande ottimismo per un grande partito. Abbiamo vinto su tutto il territorio nazionale. Abbiamo classe dirigente e potenzialita’ che altri non hanno”. Sono queste in sintesi le riflessioni di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, emerse durante il suo intervento alla Direzione nazionale del Pdl. Gasparri ha poi puntato l’accento sulla necessita’ di dedicare “piu’ tempo all’organizzazione ed alle riunioni tematiche”, a partire dalle iniziative che si terranno a settembre. Un affondo anche sul partito del Sud. “Chi lo vuole- ha detto Gasparri - lo fondi. Ma non si puo’ fare un partito dentro al Pdl. A noi interessa affrontare i problemi del Sud, non i casi personali”. (AGI)

Pietro Avino

PARTITO DEL SUD: GASPARRI, CHI LO VUOLE LO FONDI

(AGI) - Roma, 22 lug. - “Grande ottimismo per un grande partito. Abbiamo vinto su tutto il territorio nazionale. Abbiamo classe dirigente e potenzialita’ che altri non hanno”. Sono queste in sintesi le riflessioni di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, emerse durante il suo intervento alla Direzione nazionale del Pdl. Gasparri ha poi puntato l’accento sulla necessita’ di dedicare “piu’ tempo all’organizzazione ed alle riunioni tematiche”, a partire dalle iniziative che si terranno a settembre. Un affondo anche sul partito del Sud. “Chi lo vuole- ha detto Gasparri - lo fondi. Ma non si puo’ fare un partito dentro al Pdl. A noi interessa affrontare i problemi del Sud, non i casi personali”. (AGI)

MEZZOGIORNO: DI LELLO, PARTITO DEL SUD PURO GATTOPARDISMO

martedì 21 luglio 2009
"Il partito del Sud? Serve a cambiare tutto perché tutto resti come prima” Lo afferma Marco Di Lello, Coordinatore della Segreteria nazionale del Partito Socialista.“Coloro che parlano tanto di partito del Sud, per riparare ai tanti torti subiti da questa parte d’Italia, - continua l’esponente socialista - dimenticano che in questi ultimi anni al governo c’erano proprio loro. Infatti, con la parentesi dei due anni di Prodi, è dal 2001 che Berlusconi siede a palazzo Chigi e se nulla è stato fatto per il Meridione la responsabilità è da ascrivere principalmente ai suoi governi. Per non parlare proprio della Sicilia, col 61 a 0 per il centrodestra nel 2001, con i sette anni della presidenza Cuffaro e con quella attuale di Raffaele Lombardo; un caso emblematico. All’attuale governatore dell’isola è bastato urlare un po’ contro il centrodestra per raccogliere i voti degli scontenti, salvo poi, con una piroetta, riportare tutto a Berlusconi, all'insegna del puro gattopardismo. Il tema di una maggiore attenzione al Sud - conclude Di Lello - è sacrosanto: ma non possono certo essere quelli che governano, a destra come a sinistra, e che hanno alimentato una diffusa sfiducia verso le istituzioni del Mezzogiorno, a porre credibilmente la questione”.

Berlusconi ne è certo: "Il Partito del Sud? Non serve, è frutto di intemperanze verbali"

No al partito del Sud, tutto rientrera', garantisco io. Silvio Berlusconi prende la parola alla Direzione nazionale del Pdl a Montecitorio ed esprime la sua contrarieta' alla nascita di una formazione meridionalista. Il Cavaliere, raccontano alcuni presenti, avrebbe sottolineato l'impegno del governo per le regioni medionali: Abbiamo dato 7 miliardi per le opere al Sud e il ministro dei Lavori pubblici puo' confermare i fondi destinati al Mezzogiorno.
Il Partito del Sud? Si tratta di qualche intemperanza verbale, avrebbe detto Berlusconi, aggiungendo: Io che conosco bene le persone, sono sicuro che daremo soddisfazione e saremo capaci di rassicurare le persone che si preoccupano della loro Sicilia. Non credo che alcune persone possano esporsi alla creazione di un nuovo partito in distonia con il premier con cui hanno anche un rapporto affettivo.

Berlusconi ne è certo: "Il Partito del Sud? Non serve, è frutto di intemperanze verbali"

No al partito del Sud, tutto rientrera', garantisco io. Silvio Berlusconi prende la parola alla Direzione nazionale del Pdl a Montecitorio ed esprime la sua contrarieta' alla nascita di una formazione meridionalista. Il Cavaliere, raccontano alcuni presenti, avrebbe sottolineato l'impegno del governo per le regioni medionali: Abbiamo dato 7 miliardi per le opere al Sud e il ministro dei Lavori pubblici puo' confermare i fondi destinati al Mezzogiorno.
Il Partito del Sud? Si tratta di qualche intemperanza verbale, avrebbe detto Berlusconi, aggiungendo: Io che conosco bene le persone, sono sicuro che daremo soddisfazione e saremo capaci di rassicurare le persone che si preoccupano della loro Sicilia. Non credo che alcune persone possano esporsi alla creazione di un nuovo partito in distonia con il premier con cui hanno anche un rapporto affettivo.

D’Alì: “Il partito del Sud è un’esigenza”

“È errato, per non dire pretestuoso, sostenere, come ha fatto qualche ‘pezzo grosso’ dei Palazzi romani, che il Partito del Sud non sarebbe un qualcosa che nasce dal basso e che sia solo l’elucubrazione salottiera di pochi leader o, peggio ancora, una strategia di riciclo”. Lo afferma Eusebio Dali’, assessore all’Agricoltura della Provincia di Palermo.Per Dali’ il partito del Sud “e’ un’idea, un movimento culturale.Di piu’, e’ un’esigenza d’attenzione che parte dalla base, per giungere a coloro che, tra i maggiorenti della politica meridionale, hanno la sensibilita’ di ascoltare e recepire”. “Nello svolgimento del mio ruolo - sottolinea - percorro in lungo e largo il territorio palermitano e sento una grande attenzione verso l’idea-Sud, da parte non solo di consiglieri, assessori, sindaci o semplici attivisti, ma anche della gente, soprattutto dei giovani: se non e’ una base questa”.Eusebio Dali’ sostiene che “si avverte, insomma, la necessita’ da parte della gente di sentirsi davvero rappresentati; e in chi fa politica - quella della strade, non dei salotti - c’e’ la voglia di sentirsi parte di un progetto nuovo, che abbia nel Sud la sua unica ragione di ideazione e realizzazione”.

Lombardo: ''Per il Sud serve una federazione di partiti e movimenti''

Roma - (Adnkronos) - Il presidente della Regione Siciliana e leader dell'Mpa al 'Sole 24 ore': ''Non rinneghiamo l'alleanza con la maggioranza ma ora basta''. Ciampi al 'Corriere della Sera': "Se non si muoverà nulla, a anniversario settembre lascerò il comitato per le celebrazioni del 50esimo dell'Unità d'Italia"
Roma, 22 lug. (Adnkronos) - "Occorre un'unione tra tutte quelle formazioni politiche che intendono portare all'attenzione nazionale gli interessi del Mezzogiorno: penso a una federazione di partiti e movimenti capaci di rappresentare le istanze del Sud". Lo afferma Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana e leader dell'Mpa, che, intervistato dal 'Sole 24 ore', a proposito del partito del Sud aggiunge: "Io non so cosa vuole fare Micciche' e fino a dove vuole spingersi. Per ora sta nel Pdl, che le istanze del Sud non le ha rappresentate"."Noi a suo tempo -prosegue- il cordone ombelicale l'abbiamo tagliato, ci siamo assunti un rischio e una responsabilita'. Bisogna essere chiari: a cominciare da come si vota in Parlamento. E' li' che si vede chi davvero ha a cuore i destini del Mezzogiorno". Alla domanda su chi guidera' l'eventuale Lega del Sud, Lombardo replica: "La leadership non mi interessa. Penso che dovrebbe comunque essere una persona giovane e soprattutto credibile, io mi limitero' a dare una mano". "Non intendiamo rinnegare l'appartenenza a questa maggioranza ma adesso basta - sottolinea -. Abbiamo fatto un'alleanza che prevedeva precisi impegni per il Sud, non uno, dico uno, e' stato finora rispettato: ne' sulle infrastrutture (a partire dal Ponte), ne' sulla fiscalita' di vantaggio visto che non hanno neppure portato a Bruxelles la pratica, per non parlare del Fas che ci e' stato sequestrato".
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UNITA' D'ITALIA: CIAMPI, PRONTO A LASCIARE COMITATO CELEBRAZIONI
"Se non si muovera' nulla, se non ci sara' niente di nuovo da parte del governo, a settembre lascero' il comitato dei garanti per le celebrazioni del anniversario dell'Unita' d'Italia". Lo afferma il presidente centocinquantesimo emerito della Repubblica, Carlo Azegli Ciampi, in un colloquio pubblicato dal 'Corriere della sera'. Per Ciampi si tratta di un "passo che mi sembra ormai inevitabile, dato che non avverto alcuna voglia di impegnarsi seriamente in questa iniziativa. Insomma, piu' che i soldi per metterla in cantiere, come mi sono sentito ripetere infinite volte nei mesi scorsi, quello che manca davvero e' l'animus. Togliendo il mio nome di mezzo, potro' almeno dire di non aver fatto da alibi a nessuno". Eppure, secondo l'ex Capo dello Stato, basterebbero "poche iniziative coerenti, secondo un format da definire, nelle quali gli italiani siano in grado di riconoscere la propria storia di popolo. Tali da dar luogo a momenti unitari e non convenzionali di ricordo e di festa", insomma, "qualche appuntamento utile a risvegliare la nostra societa' dal torpore spirituale e culturale in cui galleggia".
SPETTACOLO, BONDI: ''NECESSARIO AFFRANCARSI DA ASSISTENZALISMO''
"Le difficolta' evidenti del mondo del teatro, della lirica, della musica, del cinema e della danza mi sono ben presenti, cosi' come la situazione lavorativa di tutte le persone coinvolte nella produzione e organizzazione delle attivita' culturali della nostra Nazione. E pertanto anche in queste ore proseguo febbrilmente nella difficile opera di ridimensionamento dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo". E' quanto scrive il ministro per i Beni e le attivita' culturali Sandro Bondi in una lettera al Corriere della Sera. "Nello stesso tempo, tuttavia - prosegue Bondi - bisogna subito avviare un confronto serio per fare della crisi un'opportunita' di ammodernamento in cui tutti siano chiamati a fare la propria parte. Sovrintendenti, artisti, tecnici, lavoratori, maestranze artistiche non possono continuare a operare con strumenti giuridici e contrattuali inadeguati e obsoleti nel contesto europeo". "Servono nuovi e piu' seri criteri di erogazione dei contributi, - continua il ministro - occorre vincolare l'autonomia artistica a parametri di gestione che tengano conto della produttivita', e' necessario introdurre indici oggettivi di resa aziendale per una ripartizione premiale delle risorse".

Tra Fini e il partito del Sud: il Cavaliere punta a "radicare" il Pdl

"Dai nostri archivi"
Le promesse di Franceschini in cinque parole chiavePrimo maggio in Europa: scontri in Germania, blocchi in Grecia, tensioni in FranciaTurchia, elezioni amministrative: scontri e sei mortiGalan: «Nei territori la selezione della futura dirigenza»ANALISI / L'accordo di Governo sancisce la fine del partito laburista
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Gianfranco Fini che ancora una volta si smarca: tornando a parlare di modifiche in senso laico al testamento biologico; auspicando – in "asse" con il Quirinale – una riforma delle intercettazioni condivisa con l'opposizione nonché un novello «spirito costituente» per riscrivere la seconda parte della Costituzione; definendo «deludente» la collaborazione della Libia nel contrasto all'immigrazione. Inoltre il cosiddetto partito del Sud, con gli azzurri Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo che minacciano di non votare la fiducia sul decreto anti-crisi se non dovesse cambiare. E infine l'insofferenza degli ex aennini per la gestione del partito unico: «Il Pdl non è democratico», è la denuncia di Ignazio La Russa, uno dei tre coordinatori. A preoccupare Silvio Berlusconi carne al fuoco ce ne è abbastanza. Il tutto mentre la sua immagine e la sua popolarità sembrano messe a rischio dalle continue rivelazione di stampa sul caso escort-D'Addario: un sondaggio Ipr segnalava ieri la fiducia del premier in calo, per la prima volta dell'inizio della legislatura sotto il 50 per cento.Il «vuoto organizzativo» e il «disagio di una periferia che si sente poco rappresentata dal centro» denunciati da La Russa potranno essere risolti con un maggior radicamento del nuovo partito del centro-destra italiano sul territorio: è lo stesso Cavaliere a volere entro l'autunno una strutturazione sul territorio (coordinamenti regionali provinciali e comunali, ancora da formare) tale da poter affrontare nelle migliori condizioni la lunga campagna elettorale per le regionali del 2010. Strutturarsi sul territorio, dunque: per competere ad armi pari con la Lega al Nord e per contrastare e contenere al Sud, e soprattutto in Sicilia, le velleità autonomiste di Raffaele Lombardo e di una parte importante dell'ex Forza Italia. Intanto l'avvertimento a Miccichè e Dell'Utri è chiarissimo: «Il partito del Sud è un'intemperanza verbale - ha detto intervenendo alla direzione del Pdl, la seconda convocata dalla fondazione del partito a marzo -. Io che conosco bene le persone sono sicuro che saremo capaci di rassicurarli per quanto riguarda la Sicilia. Non credo che alcune persone possano esporsi alla creazione di un altro partito in distonia con il premier con cui hanno un rapporto affettivo». Di più complicata gestione il "dualismo" di fatto con Fini alla leadership del Pdl. Che Fini giochi una partita anche personale per la costruzione di un "suo" Pdl – moderno, laico, schiettamente democratico e legato alle grande tradizione conservatrice europea, dai Tories britannici al presidente francese Sarkozy – è un dato di fatto. I tempi del progetto tuttavia appaiono legati alle vicende, anche giudiziarie, di Berlusconi. E alla sua capacità di superare politicamente questa difficile fase.Giovedì 23 Luglio 2009 -

E se il Partito del Sud fosse una cosa seria?

Nel nostro piccolo, a Gaeta, osserviamo le cronache politiche nazionali sulla nascita di questo fantomatico "Partito del Sud", tra i litigi in salsa siciliana del Pdl e qualche adesione preventiva di amministratori del Pd, con un misto di curiosità e inquietudine. Perché noi, nella ridente cittadina tirrenica, un Partito del Sud ce l'abbiamo già da tempo, e una volta ha persino vinto le elezioni. Così, passeggiando sull'assolata piazza del Municipio, ci chiediamo cosa c'entra il nostro caro Antonio Ciano, per gli amici soprannominato "il brigante buono", con quei notabili sudisti e sudati dalla caratura di un Raffaele Lombardo, di un Gianfranco Micciché, di un Agazio Loiero, o con quella vecchia volpe campana di Antonio Bassolino, o finanche col signor Salvatore Marino, aspirante governatore alle regionali abruzzesi per la lista "Maschio 100% - Lega Sud Ausonia", nata "contro i partiti insulsi di destra e di sinistra" e i "servi del nazi-omosessualismo". La risposta è: niente. Ma questo è il nodo: tutti questi politici, qualunque cosa abbiano in mente (insieme, divisi o addirittura l'uno contro l’altro) sono chiamati a un'impresa: smentire una lunga tradizione di partiti e partitini e gruppuscoli e clan e molecole meridionalisti troppo spesso così estemporanei tra risultare bizzarri o addirittura ridicoli. Tutti quanti presi dal misterioso fuoco del "partito del sud". Ciano però stavolta si è arrabbiato. "Ci sono prima io" ha detto. Teme che lo facciano fesso quasi come Meucci con l'invenzione del telefono, e così scrive a Micciché, a Lombardo, ai giornali e pure al commissariato di polizia per ribadire che il nome "Partito del Sud" l'ha brevettato lui. "Il Partito del Sud è nato a Gaeta nel 2002, dove ha la sede nazionale in via Rimini 1-3 e si è presentato alle elezioni comunali di quell'anno, poi a quelle del 2007, e si è presentato alle elezioni politiche del 2008, e alle provinciali della provincia di Latina nel 2009, alle comunali 2009 nei comuni di Suzzara e di Virgilio in provincia di Mantova. E l’anno prossimo vuole presentarsi alle regionali". Dunque se un domani ci fosse una causa in tribunale sulla paternità del Partito del Sud noi – pure senza votarlo – saremmo disposti a giurare e testimoniare per Ciano: si, il Partito del Sud l'ha inventato lui, e se è per questo saranno quindici anni che ci fa una capoccia così.

Partito del Sud, La Russa è contrario:

A parlare di partito del Sud "sono persone che hanno alle spalle più percorso politico di quanto ne hanno davanti: c'é anche il desiderio di riciclarsi da parte di chi non è soddisfatto del proprio ruolo". Lo ha detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, annunciando che della questione si parlerà comunque dopodomani alla riunione della direzione nazionale del partito.Il problema del partito del Sud,
ha detto il ministro La Russa, "nasce perché il Pdl non ha avuto il tempo di darsi una struttura che interpreti le diverse esigenze territoriali del paese, c'é un vuoto organizzativo". Ma, secondo il coordinatore del Pdl, "non si possono fare paragoni con la Lega Nord, nata dal basso e interprete di un disagio contro l'immigrazione proveniente dal meridione. Nel caso attuale c'é un disagio organizzativo".

La soluzione, per La Russa, è che "il Pdl diventi un partito nazionale che si occupi di tutto il territorio italiano, ma sarebbe un errore sottovalutare questa esigenza, è un
campanello d'allarme e il Pdl si deve attrezzare e offrire una camera di compensazione ed una sintesi". Ma poi, ha aggiunto, "si parla di partito del Sud, ma di che Sud parliamo? ci sono diversità tra le varie regioni, non c'é un solo Sud". Per il
ministro "quando c'é un contrasto ad essere danneggiato è il soggetto più debole e cioé proprio il Sud: il problema del Meridione è l'apartheid, ma c'e bisogno di politica nazionale, di rafforzare il sistema Italia, non di rifare casse del Mezzogiorno".

*** IL SONDAGGIO DI SORRENTO: LA GENTE DEL SUD NON HA FIDUCIA NEL FUTURO. di LUIGI CRESPI

Luglio 21, 2009 di Redazione2
Il giornale della politica italiana continua a seguire con grande attenzione la questione meridionale. Dopo avervi parlato del ‘Partito del Sud’, oggi aggiungiamo qualche nuovo pezzo al difficile ‘rompicapo’. In questo interessantissimo studio del “nostro” grande sondaggista, Luigi Crespi, vengono infatti riportate le istanze del popolo meridionale e, come denunciato dai dati sotto riportati, ne emerge nitidamente l’inquietante quadro della radicata sfiducia nel futuro dei nostri concittadini delle regioni del Sud. Sentiamo.
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Nella foto, Luigi Crespi
di LUIGI CRESPI
Venerdì a Sorrento ho presentato la sintesi dello studio sul Sud. Accolto con grande interesse da tutti i convenuti con cui si è aperto una discussione che ha coinvolto tutti da diversi punti di vista, Anche se i convenuti erano numerosi.La Sintesi dello studio presentato la mattina di giovedì si articola su un 4 domande estratte dall’ampio questionario che abbiamo sottoposto ad un campione di 2.000 relativo ad un universo di cittadini over 18 anni residente nelle 8 regioni del sud.
La prima domanda - Lei come cittadini del Sud ha fiducia ne futuro? - ha fornito un risultato a dir poco sconcertante, infatti 8 cittadini su 10 hanno risposto “no”. Il dato più alto di sfiducia nel futuro è riservato all’Abruzzo con l’82%, anche se non esistono particolari e significative variazioni da regione a regione. Questo dato ci consegna il profilo di un’opinione pubblica stremata non solo da aspetti pratici e formali ma anche di tipo emotivo.
La conferma interessante viene dalla seconda domanda - Secondo Lei qual è la cosa principale che manca al Sud per poter crescere e svilupparsi? - Il 75,6% dei cittadini del Mezzogiorno rispondono il lavoro, ma ben il 13% parla di una rappresentanza politica inadeguata, il 5% cita le infrastrutture e l’1,5% di imprenditori capaci. In Abruzzo il tema del lavoro pesa per il 62,2%, mentre il dato più alto è in Sardegna con il 77,8%. Il problema della rappresentanza politica è sentito più in Sicilia con il 15,6% e meno in Molise con il 10%. E’ evidente che senza una prospettiva di lavoro è difficile avere fiducia nel futuro.
All’interno di questo contesto che non abbiamo certo scoperto noi essere fortemente problematico, abbiamo verificato se gli intervistati conoscessero il partito del Sud e il 39,8% ha risposto affermativamente. Dato che sale al 51,1% in Sicilia, il dato più alto, e scende al 28,1% in Abruzzo, il dato più basso.
A coloro che hanno dichiarato di conoscere il Partito del Sud abbiamo chiesto se questo poteva rappresentare uno tra gli strumenti per ridare fiducia ai cittadini del sud e il 16,6% ha risposto positivamente, in Sicilia il 31,6% e in Abruzzo il 4,3%. Su questa domanda esistono variabili regionali molto forti anche se ci consente di stimare il bacino potenziale di questa opzione politica intorno all’8%.
A seguire abbiamo testato i nomi di alcuni leader politici che in qualche modo rappresentano meglio gli interessi del Sud: quasi la metà, il 49,8%, ha indicato nel brianzolo Silvio Berlusconi il tutore degli interessi del Sud, segue Gianfranco Fini con il 33,5%, un sorprendente Antonio Di Pietro con il 18,1%, poi Lombardo, Vendola, Miccichè e Stefania Prestigiacomo tra il 10 e il 12%. Molto distanti Dario Franceschini con l’8,8% e Pierferdinando Casini con il 6,3%.E’ evidente che il sondaggio non distingue il confine tra partito, movimento, gruppo, ma delinea nel Mezzogiorno del nostro Paese uno stato di difficoltà permanente, una certa confusione distratta rispetto alle rappresentanze politiche, ma anche una forte istanza di cambiamento.

E' tempo di giocare fino in fondo la partita del Sud

Alfredo Mantovano
21 Luglio 2009
Il richiamo al partito del Sud nel dibattito politico sta diventando ridicolo: un tormentone estivo, una sorta di vamos a la playa, un ritornello più noioso di quello. Tanti ne parlano, e quanto più se ne dice tanto meno si capisce se, al di là della declamazione e della rivendicazione di genere, esistono per questo partito ancora da costituire obiettivi individuati, riferimenti culturali, percorsi da immaginare, strategie, sistemi di alleanze. Fino a questo momento è stata una miscela di differenti esigenze di riscatto rispetto a fallimenti di vario tipo: dal disastro Bassolino in Campania alle voragini di Loiero in Calabria ai tentativi di sfuggire un po’ ovunque alle strette regole di bilancio, fino ad assurgere a valvola di sfogo di frustrazioni, di occasioni mancate e di insuccessi territoriali e personali. Come se da molti e differenziati motivi “contro” possa in automatico scaturire qualcosa “per”.
Le ragioni di fondo cui attingono proclami e lamentale non vanno sottovalutate. Se mai vanno approfondite. Il Sud non è una categoria dello spirito. La sua inferiorità rispetto al Nord dell’Italia – con tante eccezioni e con tante eccellenze, a cominciare da larghe zone delle Puglie – non è un dato di natura. Sarà un caso, ma il richiamo al Sud cade nel momento in cui sono partiti i preparativi per celebrare i 150 anni dello Stato unitario. Il peggio che possa capitarci, come italiani prima che come meridionali, è il delinearsi parallelo nei prossimi mesi di due retoriche, di segno opposto e altrettanto insopportabili: da un lato il rilancio apologetico delle gesta di Garibaldi, delle ansie di Cavour e delle angosce di Mazzini; dall’altro la riproposizione di un vittimismo pseudo meridionalistico, vuoto di ricerca storica e di elaborazione politica.
Prima ancora di chiederci se e in che misura è meglio un partito o una lobby o una lega del Sud, dovremmo ricordare che la passione e il lavoro per la propria terra sono frutto dell’amore per la terra medesima, che non c’è amore senza conoscenza, e che quindi il punto di partenza è provare a conoscere che cosa siamo stati e perché i problemi da una certa data sono cresciuti. Si tratta, cioè, di identificare le ragioni per le quali, in modo più o meno consapevole, e non solo al Sud, l’Unità d’Italia non è ancora pienamente entrata nella memoria collettiva degli italiani. Per il modo con quale essa si è realizzata: per incorporazione forzata a uno Stato pre-unitario invece che per lavoro di federazione di tutti gli Stati pre-esistenti; per gli effetti incontestabilmente negativi che essa ha prodotto al Sud, demoralizzando e prostrando la sua economia, incamerandone le finanze, provocando la tragedia dell’emigrazione; per l’atteggiamento, culturale prima ancora che politico, di bollare il semplice avvio di una riflessione oggettiva su che cosa è accaduto a cavallo del 1861 come un’aggressione revisionistica al fondamento sacrale della Nazione, come qualcosa di cui non ammettere neanche la discussione.
E’ paradossale che negli ultimi anni, per un insieme di fattori, un lavoro di rilettura della storia e di purificazione della memoria ha incontrato minori ostacoli a proposito della Resistenza. Eppure la logica non dovrebbe essere dissimile. Per arrivare dove? Intanto a condividere la convinzione che l’Italia non nasce nel 1861, e che nei secoli antecedenti vi era una “nazione spontanea”, con una comune identità, fondata su cultura e principi comuni, sostanzialmente omogenei, e su un’articolazione sociale ricca e variegata, a cominciare dal Sud. Per convincerci, da meridionali, che l’unificazione poteva anche avvenire diversamente, ma – essendo andata come è andata – la partita del Sud va giocata oggi non contro il resto del Paese, ma utilizzando al massimo le risorse di cui disponiamo, e che spesso abbiamo in sovrabbondanza. Risorse che hanno radici in una tradizione che siamo chiamati a onorare e a rilanciare senza nostalgismi. Risorse anche materiali e finanziarie, che altrettanto spesso restano inutilizzate: alla faccia delle lamentele!
Cito due esperienze personali. Qualche mese fa ho riunito a Bari, con l’aiuto dell’Anci, i sindaci di tutti i municipi pugliesi. Ho fatto loro presente, offrendo la collaborazione del Viminale, che fino al 2013 esistono consistenti risorse dell’UE per la sicurezza del territorio, e che sarebbe un peccato non impiegarle. La condizione è che ne sia chiesto l’uso, con progetti adeguati, da parte degli amministratori locali. Taluni sindaci lodevolmente hanno presentato ottimi progetti, e hanno visto i risultati concreti a distanza di breve tempo; altri si sono fermati al generico; altri si sono disinteressati. Morale: non sempre al Sud mancano le risorse finanziarie; talvolta mancano le idee e i progetti. Qualche sera fa sono stato a Ugento, nel tacco delle Puglie, all’inaugurazione di uno splendido museo esito del recupero artistico e del restauro architettonico di un complesso conventuale. Il museo ruota attorno alla “tomba dell’altleta”: un sepolcro in pietra di 2.500 anni fa la cui apertura, avvenuta di recente, ha portato alla luce vasellame e opere d’arte preziose perfettamente conservate. La “tomba dell’altleta” è una metafora del Sud: il quale ha al suo interno innumerevoli scrigni preziosi che, recuperati, rivelano arte, identità, bellezza, e quindi turismo, apprezzamenti, investimenti. E’ un Sud sorprendente per quello che ha, e di cui non si rende conto fino a quando – come è avvenuto a Ugento – non decide di lavorare per dare il meglio di sé; ed è a questo punto, con un materiale di straordinaria ricchezza lasciato dalla Storia e con opere di valorizzazione serie e non superficiali, che si trovano le risorse e i finanziamenti, e quindi si realizzano le opere concrete.
Per il Sud è un po’ come per l’antimafia. C’è chi la declama e c’è chi la fa; i primi appaiono i padroni della scena; ma solo perché i secondi non hanno il tempo per le declamazioni. Per spendere fino all’ultimo centesimo i fondi comunitari, non farsi privare dei fondi statali, per sfruttare al massimo il nostro patrimonio, non è necessario il partito del Sud. C’è bisogno di giocare senza respiro la partita del Sud.
Alfredo Mantovano è Sottosegretario al ministero dell’Interno
(da La Gazzetta del Mezzogiorno)

Appello al cavaliere

Partito del Sud, il Pdl chiedea Berlusconi di intervenire
La polemica sul movimento meridionale che rischierebbe di spaccare il Popolo della Libertà. Gasparri: "So cosa il premier ha detto a me. Ora lo dica in pubblico bloccando chi lo attacca".
Lo stato maggiore del Pdl scende in campo per bocciare l'idea di un partito del Sud. Troppo alti i rischi di una scissione che ai più, alla fine, sembra provocata da solo da una poco dignitosa lotta di potere all'interno dei confini siciliani. Il pericolo però, per il Pdl esiste. Perché il rischio è che si saldi tutto un fronte che va dal napoletano Laboccetta alla Poli Bortone in Puglia per arrivare fino a Micciché e Lombardo dando vita a un vero e proprio movimento meridionale che rischierebbe di spaccare il Popolo della Libertà addirittura in tre tronconi: uno più meridionale, uno «romano» e uno più settentrionale.
Per questo ieri, contro l'ipotesi di un partito del Sud sono scesi in campo i due capigruppo di Camera e Senato del Pdl e addirittura il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta. Maurizio Gasparri ha invitato lo stesso Presidente del consiglio a pronunciare una parola chiara sul problema: «Berlusconi mi ha detto che avrebbe messo fine a un chiacchiericcio che in sostanza è un attacco alla sua guida del governo. So cosa ha detto a noi, ma leggo poi ambigue affermazioni di altre persone. Berlusconi a questo punto dica in pubblico ciò che ci dice in privato, bloccando chi lo attacca fingendo di non farlo. Ci dobbiamo occupare d'Italia. Quindi anche di Sud. Non lasciare agire chi ha altri scopi».
«Che si debba agire per colmare il deficit di infrastrutture nel meridione e per garantire soprattutto nel turismo lo sviluppo del Mezzogiorno è cosa più che giusta — ha proseguito — Il Pdl e il governo hanno fatto molto in proposito e ancora di più faranno. Servono risorse, e c'è il Fas, la capacità di usare i fondi nazionali e comunitari che le regioni del Sud talvolta non hanno saputo impiegare con efficacia a proprio vantaggio». Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, «l'ipotesi di un partito del Sud è un controsenso perché il Pdl ha ottenuto il suo maggior successo alle elezioni politiche proprio nel Mezzogiorno». «È aperto, invece — ha proseguito — il problema di una politica meridionalista, a partire da una corretta utilizzazione del Fas, che sia rigorosa, che non riproduca quell'assistenzialismo che nel passato ha già nuociuto alle regioni del Sud ma che finanzi progetti significativi per lo sviluppo del Mezzogiorno. Però le regioni meridionali a loro volta devono attivarsi sotto due aspetti: per collaborare con il governo centrale per progetti di carattere organico e per una politica di rigore e d'efficienza per la sanità».
Più cauto il ministro Renato Brunetta: «Bisognerà ripensare alla questione meridionale, che non è solo un problema di risorse, perché di soldi ne sono stati dati tantissimi e spesso sono finiti proprio nelle mani della criminalità. Il problema è di società civile, di buone regole, di buoni esempi, di responsabilità delle classi dirigenti». Intanto però lo Svimez nei giorni scorsi ha reso pubblico un rapporto che spiega come al Sud stia aumentando il fenomeno degli «scoraggiati» del lavoro, cioè dei disoccupati che scompaiono dalle statistiche perché non cercano più un impiego. Nel 2008 sarebbero stati 95 mila in più. E, sommando i disoccupati ufficiali con quelli «scoraggiati» si salirebbe nel meridione ad un tasso di disoccupazione del 22%.
Paolo Zapitelli